I libri aspirina

Maria

Quando si decide di comprare un libro? Spesso accade che l’acquisto di un libro sia legato al bisogno di risolvere un problema: devo togliere il pannolino al mio bambino, cerco un libro. Riprendo a lavorare e il mio bambino ne soffre, cerco un libro. Arriva il nuovo fratellino, cerco un libro.

I libri dedicati a questi argomenti spopolano: perché?

L’argomento è stato largamente dibattuto su blog, riviste, ad incontri pubblici e in rete; le discussioni si accendono con facilità, di norma però le posizioni sono estreme: c’è chi deplora questo tipo di libri e c’è invece chi ne decanta i pregi. Io credo di avere una posizione meno netta. Se da una parte infatti sono totalmente certa che sia l’empatia con il proprio bambino, l’attenzione e la cura dei suoi tempi e del suo temperamento a permettergli di fare passi importanti come quello di abbandonare il pannolino o accettare l’arrivo di un fratellino, dall’altra in certi casi la narrazione, intesa come “dedico del tempo a te”, può anche offrire le parole esplicite per affrontare quei casi della vita particolari che costituiscono una fatica.

Quando la mamma rientra al lavoro, non credo sia necessario leggere un libro sul rientro al lavoro della mamma, basterebbe dedicare al proprio bambino del tempo intenso ed emozionale, tuttavia se penso a Sera d’inverno capisco che in alcuni casi il libro possa servire ad una madre per esprimere tutto il suo dolore e la sua tensione, trovando le parole giuste.

Jorge Lujian Mandana Sadat, Sera d'inverno - Bohem Press
Jorge Lujian Mandana Sadat, Sera d'inverno - Bohem Press

Prima di incominciare la scuola materna mio figlio Saverio era preoccupato del futuro, essendo sempre stato con me, così leggemmo alcuni libri sul “funzionamento” della scuola. Introdurre un racconto per spiegare cosa avrebbe incontrato e cosa sarebbe successo, lo tranquillizzò. Certo non fu solo grazie al libro, ma ad una mamma e a un papà che cercarono le strade giuste per dargli fiducia, ma i libri contribuirono.

Voi cosa ne pensate?

Silvia

Concordo con te Maria, anche io ho una posizione intermedia. Credo che la differenza stia nell’intenzione a monte del libro. Ci sono testi che chiaramente ammiccano all’adulto trattando esplicitamente una situazione problematica, spesso coincidente con un passaggio fondamentale della crescita. Quei libri a mio avviso rispecchiano, e in ultimo alimentano, un’insicurezza genitoriale ben radicata nel nostro tempo. Spesso veicolano una narrazione povera e restituiscono risoluzioni illusorie. Vi sono altresì libri che affrontano questioni critiche in modo più o meno indiretto, costruendo una narrazione attorno ad esse senza per questo risultare didascalici. Penso a Sera d'inverno da te citato, o a Banshee, entrambi testi in cui la narrazione ha una sua finalità intrinseca lontana dal “voler spiegare/risolvere”.

Jean-François Chabas David Sala - La furia di Banshee - Gallucci
Jean-François Chabas David Sala - La furia di Banshee - Gallucci

 

Karin

Sono della vostra idea. Nella mia vita di libraia i libri “aspirina”, come ci piace definirli con connotazione negativa, sono richieste all’ordine del giorno, purtroppo, aggiungerei.

Come dice Maria certe “situazioni” e momenti di crescita hanno bisogno di empatia da parte degli adulti e troppo spesso, soprattutto i genitori, ritengono che i libri possano ricoprire funzioni che difficilmente possono soddisfare le aspettative.

Certo ci sono pubblicazioni particolarmente ben riuscite e che sembrano funzionare, mi riferisco in particolare a “Il ciuccio di Nina” o a “Posso guardare nel tuo pannolino” che, forse per la storia del lupo buono nel primo caso o delle alette nel secondo, hanno grande successo e molto spesso aiutano.

C.Naumann-Villemin M.Barcilon - Il ciuccio di Nina - Il Castoro
C.Naumann-Villemin M.Barcilon - Il ciuccio di Nina - Il Castoro

Personalmente invece non amo molto i libri sull’arrivo di un fratellino o di una sorellina, soprattutto perché ritengo che certi argomenti vadano affrontati in tempi non sospetti: i bambini sono molto più intelligenti di quanto non si creda. Per questo uno dei libri che più mi piace proporre alle mamme/papà in dolce attesa è “Uno+UNO piccoli e grandi giocano insieme”: piuttosto che leggere una storia che racconta come cambierà la vita con il nuovo arrivato, meglio dedicare del tempo esclusivo, che possa far sentire felici, coccolati, importanti.

G.Mazza A.Cairanti - Uno+Uno piccoli e grandi giocano insieme - La Margherita
G.Mazza A.Cairanti - Uno+Uno piccoli e grandi giocano insieme - La Margherita

Diu

Come si può pensare di ricorrere ad un albo (per quanto riuscito) per risolvere un “problema”, per sciogliere nodi importanti che riguardano la crescita di un bambino?
Credo che spesso l’adulto cerchi semplicemente un punto di partenza, per trovare l’inizio del sentiero in una foresta che a volte appare scura e tetra ma solo perché magari la si affronta nel momento sbagliato.

Leggere storie dovrebbe essere un piacere e un momento di vicinanza profonda tra chi legge e chi ascolta. Le storie belle porteranno piccole consapevolezze che faranno crescere, ma non ce ne rendiamo conto nell’immediato. 
I libri aspirina per quanto possano essere anche piacevoli nella lettura diventano presto noiosi: penso a “Fratello vendesi”, dove si tratta il tema della pazienza che la sorella grande deve avere nei confronti del fratellino.

M.De Smet M.Meijer - Fratello vendesi - Clavis
M.De Smet M.Meijer - Fratello vendesi - Clavis

Lo stesso tema non emerge splendidamente in “Lotta combinaguai”, ma in maniera naturale e incredibilmente piacevole senza pedanti “lezioni”?

A.Lindgren B.Alemagna - Lotta combinaguai - Mondadori
A.Lindgren B.Alemagna - Lotta combinaguai - Mondadori

Alessia

Per quanto possa capire cosa intendiate per posizione intermedia, in questo momento storico-culturale mi pongo in modo netto contro il libro aspirina e non mi sento di scendere a compromessi con un simile prodotto editoriale. Il primo compito della letteratura è quello di essere inutile. Lo so che a queste mie parole, molti di voi salteranno sulla sedia. Ma come? Una libraia che non crede nei libri? Tutt'altro. L'inutilità di cui parlo è la ragione prima per cui un bambino gioca. Noi possiamo fare studi di pedagogia, approfondire temi e questioni, ma il bambino continuerà a giocare per il piacere di farlo. Giocando egli conosce, sperimenta, si incuriosisce, si prova...nessun dubbio; ma tutto questo avviene aldilà di ogni nostra prescrizione. E' significativo che mentre l'editoria sforna a spron battuto libri a carattere pedagogico, nelle scuole si parli di gioco-libero, contrapponendo questo momento alle attività creative, manipolative e, in generale, di “lavoro”. Se chiedete ad un bambino di raccontarvi i minuti più felice di una sua giornata alla scuola d'infanzia, molto probabilmente vi risponderà: “mentre andavo in altalena”. Se anche noi facciamo uno sforzo e ripensiamo ai nostri giorni all'asilo ci riaffioreranno alla mente, non le attività, i lavoretti ecc, ma gli amici, il giardino e alcuni giochi. Ecco cosa resta, cosa davvero diventa esperienza significativa nell'infanzia: la splendente inutilità della libertà, la gioia di immergersi in un libro o in un giardino per il puro piacere di farlo. Grazie all'inutilità dell'arte, della letteratura, della musica, del gioco, siamo diventati noi stessi, là dove è più importante riconoscerci: nel nostro cuore.

Marina

Noi, a casa, nostra di libri aspirina non ne abbiamo. Ogni giorno le mamme mi chiedono titoli, mi raccontano il loro problema, non quello del loro bambino o bambina, e concludono dicendo Allora ho pensato che magari c'è un libro…

Ce ne sono si, a bizzeffe. Purtroppo.

Ma siamo proprio così sicuri di volerci sentir dire che cosa dobbiamo fare sempre? E magari da autori che di figli non ne hanno o appartengono a culture differenti. Dovremmo essere noi gli adulti, siamo gli adulti di riferimento se siamo genitori! 
Eppure...un pannolino ci spaventa più di un'ordinaria giornata di follia in ufficio, del ciuccio siamo terrorizzati manco girassero diciottenni ancora dipendenti, i fratelli o sorelle non ne parliamo ce n'è pieno il mondo ma ogni qualvolta ne nasce uno panico: adesso come si fa, come glielo si spiega, e se non lo accetta? Menerà il fratello o la sorella come dalla notte dei tempi. Che problema c'è?

A casa nostra non ce ne sono perché abbiamo sempre cercato di capire, di accompagnare, di sentire prima e di agire in base a quel sentire. Avevamo tempo? No. Purtroppo no. Ma abbiamo cercato di darne. Abbiamo sbagliato? Si ma con parole e modalità nostre perché imparare la lezione a memoria senza aver capito non c'è mai piaciuto.
E nei libri abbiamo sempre cercato storie e ancora ne cerchiamo per continuare le avventure della giornata, per scoprirne di nuove e soprattutto per ridere. Tutti e tre lì, la sera con solo quel tempo a volte rubato al sonno, tutelato con le unghie e solo per ridere.

E chissà quante belle storie vengono scartate dagli editori a favore dell'ennesimo albo che spiega a tutti quei genitori che mai se lo farebbero dire da un suocero o da una suocera come fare a far accettare il vasino al proprio bambino o bambina.

E noi a cercar avventure e storie divertenti col lanternino.

Ada

Le categorizzazioni mi sono sempre state un po' strette...leggendovi intravedo abbastanza precisamente quello che intendete quando vi riferite a libri aspirina. Ma mi chiedo se e quando un albo può entrare in tale classificazione. Quando presenta un caso specifico legato ad un problema di vita quotidiana? Dunque perchè non classificare tale anche Che Rabbia! di Mireille D'Allancè?

Che rabbia! - Mireille d'Allance - Babalibri
Che rabbia! - Mireille d'Allance - Babalibri

Allora forse quando ne parla ma in modo superficiale e didascalico, utilizzando illustrazioni poco curate? Mi chiedo se il concetto di libro aspirina sia dunque legato al contenuto oppure alla modalità di presentazione piuttosto che all'uso che ne viene fatto rispetto al momento in cui viene letto. Forse a tutte e tre le cose...trovo comunque che un libro possa trovare una sua legittimità anche se propone un esempio concreto di risoluzione di un “problema” nel momento in cui lo fa lavorando sul canale fantastico, sul senso della ricerca interiore, sulla relazione. Penso ad esempio ad un albo cui mi sono recentemente avvicinata in cui si parla in maniera piuttosto esplicita della morte della mamma. Il tema della morte è uno di quei tipici casi in cui incontri persone alla disperata ricerca del libro soluzione. Si tratta di Tutta sua madre di Roddy Doyle e Freya Blackwood...

Tutta sua madre - Roddy Doyle e Freya Blackwood - Salani Editore
Tutta sua madre - Roddy Doyle e Freya Blackwood - Salani Editore

Ecco questo nei contenuti e nella storia potrebbe essere forse un libro aspirina, ma una volta aperto e abitato io l'ho trovato invece fortemente connesso ad una interiorità profonda, ad un cercare specchi della propria storia, un libro che chiede di essere abitato e vissuto.

4 thoughts on “I libri aspirina”

  1. Questo è uno degli argomenti in cui sento di invocare il brocardo latino “in medio virtus stat”.
    Ricorrere ai libri come “medicina indispensabile” è sbagliato per noi mamme perché riveliamo di non avere fiducia nella nostra capacità di comunicare.
    A volte il contenuto di un libro è del tutto indifferente. Ci sono momenti in cui mi rendo conto che mio figlio vuole che gli legga un libro qualsiasi solo perché ha bisogno di sentire la mia voce completamente dedicata a lui.

    Usare libri belli come spunto per approfondire la comunicazione mi sembra invece un buon approccio per conoscersi intimamente: conoscere me stessa e i miei figli e farmi conoscere da loro; scoprire sfumature di emozioni e sentimenti che magari ci erano sfuggiti; o semplicemente, grazie a un libro, dare nome a ciò che c’era dentro di noi e non riuscivamo a nominare.
    Ci sono dei libri meravigliosi che ci permettono davvero di approfondire la comunicazione, alcuni li avete citati.
    Buona giornata, ragazze.
    Ketty

  2. ” la splendente inutilità della libertà”! grazie Alessia per questo concetto!
    non sono una libraia, non sono quindi “del mestiere”: il mio è solo il parere di una mamma e di un’appassionata lettrice. Mi ritrovo, nel mio piccolo, nel pensiero di Alessia.
    Con le mie bambine leggo un po’ di tutto, la nostra ultima ” avventura” è stata il trattamento Ridarelli. Le bambine spesso mi citano i crackers parlanti, inventandosi frasi strampalate che finiscono con un bel “non è interessanteeee!?!?” insomma, hanno la capacità di cogliere l’ironia e la leggerezza, e ora vogliono assolutamente leggere il seguito… per il gusto di leggere e di divertirsi.
    grazie per l’ospitalità,
    cristina

  3. Pur condividendo con Alessia l’idea che le mezze misure non sono consigliabili, vorrei provare a guardare la questione da un altro punto di vista. Io non sono convinta dell’inutilità dell’arte, o meglio credo che l’arte sia uno strumento educativo fondamentale per la formazione del cuore e della libertà, grazie alla sua capacità di proporre bellezza. In questo senso l’arte è utile, anzi essenziale.
    È la funzione di strumento su cui vorrei riflettere: tutto dipende da come si utilizza uno strumento. Se pensiamo che il libro sia la risposta, se deleghiamo al libro il nostro ruolo empatico di relazione con il bambino anche un libro non nato “aspirina” lo può diventare, allo stesso modo se il libro “aspirina” è letto, proposto come atto di condivisione, di piacere personale, magari come semplice atto di accoglienza dei gusti acerbi dei nostri bambini (Quante volte Saverio mi ha offerto da leggere libri orrendi? È successo!) allora non lo è più. Penso all’ultimo esempio di Ada, paradossalmente il libro potrebbe essere stato confezionato con quel fine, ma se ciò che desta nell’animo di Ada e della sua bambina è autentico, personale il suo contenuto “curativo” scompare. Cosa ne pensate?

    1. Io invece credo fortemente nel fatto che l’arte non sia di per sè educativa, ed è per questo che ritengo deleteri i libri aspirina. Se qualcuno sentisse l’esigenza di rendersi edotto su un determinato argomento, senza alcun dubbio come libraia gli sottoporrei un manuale, un enciclopedia ( ce ne sono di magnifiche!), un dizionario…e sarei certa che quel lettore troverebbe tra quelle pagine ciò che va cercando; ma se quel lettore volesse parlare della vita – e le buone storie parlano sempre della vita- allora gli darei senza dubbio un buon libro. I bambini si abituano molto presto al realismo sciatto di certa editoria perché sono gli unici libri in cui trovano un frammento del loro vissuto, quel vissuto che nessun bravo scrittore per bambini ( o no) vuole più raccontare. Cosa succederebbe se accanto a Mattia, in uno scaffale di una libreria, ci fosse un magnifico libro di Astrid Lindgrenn che racconta le avventure di Mattia nel suo magnifico e imprevedibile quotidiano? Per quale opteremmo? Il punto focale non è ciò che ai bambini piace, ma il libri tra cui possono scegliere, ovvero nessuno . Uno scrittore di talento sa raccontare la vita senza passare per un titolo ridondante, senza mettere tutti i puntini sulle “i”, senza farci sentire il peso del realismo, che pure, lo ripeto, piace tanto ai bambini. Io mi auspico un ritorno alle storie e l’avvento di una collana per i più piccoli che sappia davvero parlare loro con dignità, bellezza e mistero.

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